A drive with Winy Maas. Talking about Sardegna

Sardarch intervista Winy Maas, fondatore dello studio Olandese MVRDV.

Un viaggio intervista attraverso la Sardegna, dalla Marmilla al Campidano, in cui Winy Maas espone le sue impressioni e considerazioni dopo un breve periodo passato in Sardegna e due conferenze tenute presso l’università di Architettura di Cagliari, collegate al workshop Archilab.

Winy Maas si focalizza sulle criticità del paesaggio sardo, mettendo in evidenze le problematiche legate alla costa e alla costruzione di villaggi di vacanze e seconde case.

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Piano Casa: Italia, Francia e Spagna contro la crisi

A distanza di nove mesi dal varo del piano casa nazionale, sono arrivate le leggi regionali per l’attuazione di questo strumento sul territorio. Il clamore e il dibattito che stanno suscitando queste ultime, per come sono state interpretate le direttive del governo nelle diverse realtà locali, portano con sé tante considerazioni ma ci inducono anche a riflettere sull’effettiva efficacia di tale intervento. Per suo disegno e struttura il Piano Casa nazionale è stato colto dai vari governi locali, pur con le particolarità di ogni regione, quasi esclusivamente come mezzo per il rilancio del settore delle costruzioni, alla cui ripresa ci si affida con speranza per il rilancio di tutta l’economia nazionale.

Ma questa crisi, com’è noto, prima ancora che italiana è una crisi che ha investito il sistema delle costruzioni a livello globale. Per questo motivo è interessante sbirciare un po’ al di la dei confini nazionali, per cercare di rendersi conto di quali siano state le scelte di altri due Paesi europei che attraversano la nostra stessa situazione.

Una costante (da accogliere in maniera molto positiva) è stata la volontà di investire sul tema del rinnovamento termico e energetico degli edifici, con incentivi e agevolazioni importanti volti a facilitare la realizzazione e la riconversione delle abitazioni secondo i criteri di bioarchitettura e efficienza energetica.

Il governo francese ha puntato decisamente su questo settore, con il vaglio di prestiti a tasso zero per il miglioramento energetico sino a un massimo di 30.000 euro, prestito che può essere richiesto anche in caso di acquisto di prima casa. La stima del governo francese è quella di una manovra capace di produrre 400.000 ristrutturazioni all’anno che dovrebbero consentire un investimento di 120 miliardi e la creazione di 135.000 posti di lavoro.

Logo dell'Agence Nationale de l’Habitat (ANAH)

Questa strategia di rinnovamento energetico coinvolge anche il settore dell’edilizia pubblica con la creazione di un fondo di 200 milioni di euro gestito da l’Agence Nationale de l’Habitat (ANAH) allo scopo di finanziare la riqualificazione energetica del patrimonio residenziale pubblico e di rafforzare la lotta contro “l’habitat indigne”, in maniera particolare contro la precarietà energetica, e la riduzione del disagio abitativo nei quartieri più antichi. Questa politica dovrebbe essere in grado di portare al miglioramento di circa 100.000 alloggi in due anni e la movimentazione economica di circa 1 miliardo di euro.

Programme National de Rénovation Urbaine (PNRU)

La seconda importante manovra riguarda il “Programme National de Rénovation Urbaine (PNRU)” iniziato nel 2003 allo scopo di rinnovare i quartieri degradati trasformandoli in “zones urbaines sensibile” (ZUS), e oggi riattivato attraverso il rilancio di progetti che erano stati bloccati a causa della crisi finanziaria.

Sono stati sovvenzionati per questo programma quasi 12 miliardi di euro per 8 anni per progetti che riguarderanno la demolizione e ricostruzione di nuovi edifici sociali e nuovi edifici amministrativi pubblici, la riorganizzazione di spazi per l’attività economica, la creazione di strade e altri progetti volti al rinnovo dei quartieri. Questi finanziamenti,secondo l’idea del governo Sarkozy, vorrebbero accelerare il programma di rinnovamento urbano che dovrebbe avere un impatto molto positivo per gli abitanti dei quartieri inclusi nelle ZUS.

Oltrepassando Pirenei invece, il governo spagnolo ha varato il Plan Español para el Estímulo de la Economía y del Empleo, meglio conosciuto come Plan E. Il punto di partenza di questa manovra risiede sulla considerazione che la crisi economica abbia colpito profondamente il settore della costruzioni e principalemnte in termini di distruzione di impiego.

Scopo principale del Plan E, è quindi generare un forte impulso all’occupazione attraverso la creazione di due fondi principali: il “Fondo para Entidades Locales” e il ”Fondo Especial para la Dinamización de la Economía y el Empleo” che stanno agevolando la mobilizzazione di 11.000 milioni di euro e la creazione di 300.000 nuovi posti di lavoro.

Attraverso questi fondi, il governo Zapatero, ha intrapreso principalmente la via del rinnovamento delle opere pubbliche sostenendo tutte quelle imprese costruttrici e quei lavoratori coinvolti nella realizzazione di nuove strutture di pubblica utilità. Le opere finanziabili sono state individuate in un elenco al quale dovranno fare riferimento le varie entità locali, e riguardano soprattutto opere di riabilitazione dello spazio pubblico, edifici amministrativi pubblici e infrastrutture (rete viaria, illuminazione, rete fognaria, telecomunicazioni), costruzione, riabilitazione e miglioramento di edifici sociali, sanitari, funerari, educativi, culturali e sportivi, opere che permettono la soppressione di barriere architettoniche e, più in generale, tutte quelle opere che si contraddistinguono per il carattere produttivo e la speciale utilità sociale.

Plan Español para el Estímulo de la Economía y del Empleo - Plan E

Il Plan E, in sintonia con quanto fatto in passato per l’edilizia residenziale pubblica, introduce anche il “Plan Estatal de Vivienda y Rehabilitación“ un programma che si pone come obbiettivo quello di agevolare l’accesso per i cittadini al bene casa sia in regime di affitto sia per la compravendita, promuovere la urbanizzazione per le residenze pubbliche e migliorare il patrimonio abitativo esistente. Anche in questo caso l’obbiettivo è il miglioramento degli edifici da un punto di vista del contesto e dell’efficienza energetica, l’utilizzo di energie rinnovabili e di dispositivi di accesso per persone disabili.

Avranno precedenza e priorità gli strati sociali più in difficoltà come le famiglie con redditi più bassi, anziani, giovani, disabili, famiglie monoparentali o numerose, senza tetto e collettivi a rischio esclusione sociale. A favore delle imprese, invece è stato instaurato il fondo ICO, che consente un migliore finanziamento per la costruzione di VPO (Vivienda de Protección Oficial) attraverso la concessione di crediti sino a 5.000 milioni di euro.

La sostanziale differenza tra queste due manovre europee e il nostro piano casa nazionale sta nella scelta del nostro governo di affidare, in maniera quasi esclusiva, le possibilità di rilancio economico all’iniziativa privata tralasciando quasi completamente la possibilità di investire denaro pubblico su opere di pubblica utilità.

Persino il piano casa di edilizia abitativa varato con decreto del presidente del consiglio dei ministri il 16 luglio 2009, che pone come obbiettivo di realizzare 100.000 nuovi alloggi in cinque anni ha molto più ha che vedere con la proprietà privata che non con la pubblica utilità. Seppur vero che tali alloggi saranno principalmente destinati alle categorie sociali più svantaggiate, risulta quanto meno contraddittoria la scelta di dare gli alloggi in locazione a canone sostenibile consentendone però la vendita dopo 25 anni (10 nel caso ci sia patto di futura vendita). Viene vanificata in questo modo la possibilità di incrementare il patrimonio edilizio pubblico, che ricordiamo vedere l’Italia tra i fanalini di coda in Europa con il solo 5% del totale.

In conclusione potremmo dire che a livello statale ciò in cui veramente più è carente l’iniziativa  anticrisi sull’edilizia del governo italiano è la totale mancanza di interventi sul reale problema abitativo della nostra società, che non consiste soltanto in un incremento del patrimonio edilizio da destinare al sociale ma sopratutto in strategie tali da consentire alle fasce più deboli l’accesso al bene casa. Oggi questa categoria abbraccia una quantità sempre più ingente di persone, tra cui soffrono particolarmente i giovani alle prese con l’acquisto della prima casa e gli anziani alle prese con alloggi che non possono più permettersi. Non si tratta quindi solo di mera costruzione ma di ripensare profondamente il significato di fare residenza sociale in Italia.

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L’ITALIA CERCA CASA, un altro spunto di riflessione sul piano casa proposto dal governo

Mentre il piano casa del governo (passato in secondo piano per l’opinione pubblica dopo i fatti d’Abruzzo) continua il suo iter legislativo in dialettica con la Conferenza Unificata Stato Regioni, le singole amministrazioni che da subito si sono offerte di applicarlo ragionano su come declinarlo in legge a fronte delle problematiche specifiche dei contesti locali.

In particolare la Sardegna si trova a dover fare i conti con la pianificazione paesaggistica e di assetto idrogeologico, in base alla quale i comuni stanno adeguando i propri piani urbanistici, e con la ferma volontà di essere la regione pilota nell’attuazione del piano caso.

In tempi politicamente non sospetti l’architettura italiana rispondeva all’interrogativo “Beyond the architecture” posto dall’ultima Biennale di Venezia affrontando la problematica della casa.

Questo video, posto come intro del padiglione italiano, apre molti interrogativi e allo stesso tempo da una visione analitica delle problematiche legate al problema casa in Italia.

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G8, L’AQUILA E L’ITALIA ALLA BUONA

Il blog sardarch si è spostato nella piattaforma www.sardarch.it, vi inviatiamo a visitare il nostro nuovo sito dove saranno presenti articoli sempre aggiornati.

Puoi leggere l’articolo completo su questo link

PIANO CASA VIDEO

Vi proniamo due video, il primo tratto dal film I cento passi, di Marco Tullio Giordana (2000), il secondo tratto da Le mani sulla città, di Francesco Rosi (1963).

Sono degli spunti di riflessione per quanto riguardo la discussione in corso sul piano casa.

PIANO CASA

fotomontaggio san gimignano

Di fronte alla crisi il “fai da te” sembra essere l’unica alternativa e così il cittadino italiano si rimbocca le maniche e cerca di risparmiare sul superfluo per uscire indenne dalla grande crisi internazionale che non ha risparmiato nessun paese, nemmeno l’Italia. Questo però può avere danni molto gravi sull’economia nazionale, come aveva già fatto notare il nostro presidente del consiglio che ci invitava a spendere … ma non tutti i “fai da te” sono nocivi per la nostra economia: se tutti ci armiamo di cazzuola e paletta e incominciamo a chiudere i nostri balconi per ricavarci una bella stanza saremo capaci di rilanciare l’economia che arranca! Di questo ne è convinto il nostro governo nazionale, che ha messo a punto dei provvedimenti coraggiosi e rivoluzionari, dei nuovi strumenti urbanistici per un’edilizia più elastica. Sono infatti in arrivo dal Governo misure che si affiancano al ‘Piano Casa’ per consentire l’aumento delle cubature con un allentamento dei vincoli burocratici.

Secondo il Presidente Berlusconi e il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli questo provvedimento avrà effetti straordinari: si tratta di una riforma dell’edilizia, grazie alla quale le abitazioni potranno essere ampliate con nuove stanze e servizi senza abusi, dal momento che le realizzazioni saranno effettuate in aderenza e continuazione di case esistenti, quindi previste dal piano regolatore.

Ma in cosa consiste nel dettaglio questo rivoluzionario Piano Casa?

Costruzione di 5.000 nuovi alloggi

L’obiettivo è di costruire cinquemila nuove alloggi popolari, un intervento che interesserebbe fino a 6.000 abitazioni se si considerano anche gli interventi di ricostruzione.

Ampliamento di case

Le abitazioni private potranno essere ampliate fino a un massimo del 20% del volume esistente; per tutte le altre tipologie di edifici la soglia del 20% è in riferimento invece alla superficie coperta. Il provvedimento prevede anche la possibilità di realizzare un edificio separato nel caso in cui non sia materialmente o giuridicamente possibile realizzarlo in contiguità con il fabbricato esistente.

Sconti sul fisco

I Comuni potranno scegliere di ridurre il contributo di costruzione previsto per l’ampliamento del 20%. Sconto che salirebbe al 60% nel caso di prima abitazione. Si potrebbe addirittura arrivare all’esonero del contributo nel caso di uso di bioedilizia.

Demolizioni e ricostruzioni

Gli edifici realizzati anteriormente al 1989 che non siano adeguati agli standard qualitativi e che non siano sottoposti al vincolo di conservazione possono essere abbattuti e ricostruiti con un aumento della cubatura fino al 30%. Se si utilizzano tecniche di bioedilizia il tetto salirebbe al 35%.

Il certificato di conformità

Il decreto di legge abolisce il permesso di costruire (ex concessione edilizia) rilasciato dal Comune e lo sostituisce con una certificazione di conformità firmata dal progettista al quale il proprietario della casa affida i lavori di ampliamento.

Semplificazione burocratica

Il provvedimento prevede una burocrazia più celere per le procedure di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.

Alle regioni, d’intesa con gli enti locali, spetta dunque il compito di elaborare, nel rispetto degli indirizzi generali fissati dallo Stato ed entro i finanziamenti assegnati, i programmi di edilizia residenziale. Oltre al Veneto, ce si è proposta come apripista, anche la Sardegna si dice favorevole alle nuove norme e la Lombardia annuncia un intervento a breve. Secondo il presidente della regione Sardegna il piano casa sbloccherà i cantieri bloccati dal PPR dando così una boccata d’ossigeno all’economia dell’isola.

Aspre critiche arrivano invece da Emilia Romagna, Calabria, Lazio, Basilicata e Puglia, che chiedono soluzioni fatte di incentivi reali, senza un cambiamento delle regole basato su oneri istruttori a carico dei privati.

Anche l’Inu (Istituto nazionale di urbanistica) ha mostrato le sue preoccupazioni per il peggioramento della qualità morfologica e urbanistica.

Il provvedimento è stato bocciato anche dagli architetti Massimiliano Fuksas, Gae Aulenti e Vittorio Gregotti (che hanno promosso una raccolta di firme) , cui hanno aderito anche gli urbanisti Pierluigi Cervellati, Vezio De Lucia, Italo Insolera e Edoardo Salzano. Secondo gli architetti la petizione difende un’idea di città in cui territorio e architettura non dipendono dall’anarchia progettuale, irrispettosa del contesto, ma dalla civiltà e dalle leggi della comunità. A loro si oppone la visione di Stefano Boeri, secondo cui la petizione ha carattere ideologioco, ed è ridicolo opporsi per principio alla cementificazione, che è necessaria se intesa come recupero dei migliaia di appartamenti sfitti presenti in Italia.

Contraria al piano Casa anche Legambiente, che nella riduzione delle sanzioni vede un condono anticipato e il rischio di cementificazione del Paese, col ritorno alle speculazioni che hanno creato in passato periferie squallide. L’autocertificazione a carico del progettista aprirebbe poi una nuova stagione di crolli per la mancata considerazione dei problemi di sicurezza statica.

Davanti a queste soluzioni i dubbi sono tanti e sorgono una serie di domande: Questo provvedimento sarà veramente in grado di dare slancio all’economia? O solo aprirà una nuova stagione di distruzione di massa del nostro patrimonio, stravolgendo l’assetto urbano dei nostri centri che già soffrono di abusivismo e speculazione edilizia incontrollata? Quali sono le conseguenze per un patrimonio urbano nazionale in gran parte compromesso da abusivismo e condoni?

Che conseguenze può avere un provvedimento del genere per i centri urbani della Sardegna, già caratterizzati da un’espansione disordinata e priva di controllo? Perchè non cercare di risolvere in maniera strutturale il problema dell’accesso al bene casa per quelle fasce sociali che hanno serie difficoltà ad accedere al mercato? Quanto siamo lontani dai progetti di residenza sociale degli anni ‘50, quando allora l’Italia poteva vantare interventi residenziali all’avanguardia e rispettosi del contesto!

Le conseguenze che potrà avere l’applicazione di questo disegno di legge fanno venire alla mente la scena divertentissima del film “Ae Fond Kiss” in cui un padre amplia la sua casa di Glasgow e, con l’aiuto dei figli e dei vicini di casa, distrugge interamente il giardino per incominciare a tracciare in maniera approssimata il perimetro della nuova casa che ospiterà il figlio e la sua fidanzata. L’ampliamento ulteriore del 20-30% delle abitazioni non risolve il problema di chi non ha una casa: chi già ce l’ha potrà disporre di una casa più grande. Queste nuove costruzioni “fai da te” che stravolgeranno il delicato rapporto tra pieni e vuoti, in parte già compromesso, satureranno i nostri centri urbani. Facciamo come fanno nelle favelas del Brasile, dove quasi non esistono interventi di residenza pubblica: quando la famiglia si allarga si costruiscono in tempo di record nuovi vani l’uno sull’altro!

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