Architetti in Spagna: un sindacato per recuperare i diritti perduti

Ramón Durántez, Darío Negueruela, María Jesús Isabel, Ángela Matesanz, María López e Virginia López nella sede del Sindacato degli Architetti

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ARTICOLO EL PAIS

30 Settembre 2010

“Per far fronte allo sfruttamento e gli abusi, abbiamo deciso di creare un sindacato”

Il lavoro precario e l’abuso della figura del falso lavoratore autonomo ha lasciato molti giovani senza protezione e li ha allontanati dai sindacati. Due nuove associazioni, degli architetti e degli archeologi, lottano  per recuperare i diritti perduti.

Non appena conclusa la carriera in Architettura, Maria  Lopez si è dovuta scontrare con la realtà lavorativa: “Lavoro da circa 6 anni e non ho mai avuto un contratto. Mai. Ora sono passata da avere uno stipendio di 300 euro in nero ad essere contrattata illegalmente come falso autonomo per circa 21.000 lordi all’anno.”

Maria, architetto di 28 anni, lavora con un’impresa con un orario fisso giornaliero alla stregua di un lavoratore sotto contratto ma, a differenza di questi ultimi, paga di tasca propria una quota di 250 euro di tasse come lavoratrice autonoma che influisce pesantemente sul suo stipendio. Tale situazione non le permette di godere  di tutti i diritti di cui  il resto degli impiegati con un contratto beneficia (contributi per la disoccupazione, malattia, gravidanza).

Come molti dei suoi colleghi è stanca:”apparteniamo a una generazione che accetta qualsiasi cosa. In parte è colpa nostra. Non siamo stati coscienti delle conseguenze. Il problema è stato sempre visibile ma non abbiamo voluto rendercene conto sino a che la crisi ci ha risvegliato”.

Maria si è affiliata al primo Sindacato di Architetti di Spagna (SAE), nato al principio di quest’anno con l’obiettivo di combattere la precarietà lavorativa e ottenere un accordo collettivo per un settore che, a differenze di quello degli ingegneri, patisce una carenza di protezione legale.

Il sindacato, che non rivela il numero dei suoi affiliati, calcola che circa il 60% degli architetti che lavorano in Spagna sono falsi autonomi. “Lottiamo soprattutto contro tutti quegli architetti di un’altra generazione che hanno fomentato un sistema illegale”, spiega Ramón Durántez (35 anni), portavoce del SAE. “Vogliamo proteggere gli architetti che lavorano per conto proprio, sfruttati e del cui lavoro si abusa” spiega Durántez, che tentò invano che uno dei grandi sindacati lo accogliesse tra le proprie fila. “Per questo  ci siamo costituiti come sindacato, perché le altre istituzioni ci diano maggior importanza. Siamo ottimisti”, aggiunge. “Sappiamo che ci sono altri modi per organizzarci e forme per poter portare avanti il nostro lavoro”.

Nelle professioni relazionate con il settore delle costruzioni, la comunicazione e l’ambiente – tra le altre – si sta abusando della figura del falso lavoratore autonomo. Persona senza un contratto regolare ma che instaura una collaborazione fissa con l’impresa. Senza contratto, si è maggiormente esposti a rischi, dentro una spirale che la crisi attuale ha aggravato.

Sole Gil (33 anni), si trova nella stessa situazione di Maria. Appartenente alla prima Associazione Madrilena di Lavoratori e Lavoratrici in Archeologia (AMTTA), vuol mettere fine al vuoto legislativo della sua professione, priva di un accordo collettivo. “Prima del boom si poteva trovare qualche lavoro di qualità, durante il boom la qualità è venuta meno per tutti, e ora solo Dio sa dove siamo diretti”, spiega.  La sua professione, eccetto per alcuni privilegiati, è molto lontana dall’idea di avventura che gli si attribuisce. Mentre gli operai della costruzione sono accolti e tutelati da un accordo collettivo di settore, gli archeologi – che sono incaricati per legge a catalogare possibili resti storici che appaiano durante un cantiere – non godono di nessun tipo di tutela e non sanno a chi rivolgersi. “ Nel cantiere della M-30, gli operai avevano uno stipendio considerevolmente più alto rispetto a quello degli archeologi, si parla di quasi 400 euro in più,” racconta Jaime Alamansa, archeologo di 26 anni.

La totale mancanza di tutela per gli architetti e gli archeologi si deve alla mancanza di regolamenti lavorativi ma anche alla situazione del mercato. La crisi ha devastato queste due professioni legate al mondo della costruzione. Da anni di lavoro mal pagati si è passati ad un aumento della precarietà o, direttamente, alla disoccupazione. Quando un impresario mi offre 700 euro per lavorare tutto il giorno, e non ho delle condizioni legislative che mi possano tutelare, solo posso dire no al lavoro e lottare per la mia dignità”, spiega Sole.

Tradizionalmente, la tutela è sempre stata garantita dai sindacati. Nonostante questo, la temporaneità, le condizioni precarie e la demotivazione hanno allontanato i giovani da questi ultimi. Un esempio: dei 1.203.000 affiliati ai Sindacati Operai, solo 250.000 hanno meno di 35 anni. E di questi ultimi, i minori di 3 rappresentano solo il 10% (circa 25.000). Questo nonostante affiliarsi a un sindacato comporti un costo di soli 11 euro al mese (6 euro per i disoccupati).

“I giovani hanno reso naturale la precarietà”, segnala LauraAuñón, di 30 anni, responsabile dei giovani del CC00 del País Valenciano, che spiega che il grado di affiliazione è solito crescere quando il lavoratore ottiene un contratto a tempo completo o indeterminato. Auñón, affiliata dall’età di 20 anni, assicura che, a fronte  della scarsa attrazione che i sindacati genera tra i giovani, la cosa più importante è informare: “ Un contratto deve avere dei diritti, di qualsiasi tipo siano, di tre ore o quaranta. È fondamentale che i giovani siano organizzati”.

Con il suo piccone e la pala per gli scavi da cantiere, Sole pensa lo stesso: “ Se non lavoriamo tutti, non andiamo avanti”

IN CIFRE

– IL 93,1% dei giovani tra i 20 e i 24 anni non è mai appartenuto a un sindacato o ad una associazione di impresari (CIS, 2009); l’5,3% tra quelli tra 25 e 29 anni.

– il 9,8% dei minori di 30 anni che lavora lo fa con una attività propria, in totale 166.370 (Injuve, 2009).

Il Sindacato degli architetti calcola che il 60% deigli architetti che esercitano la professione sono falsi autonomi.

One thought on “Architetti in Spagna: un sindacato per recuperare i diritti perduti

  1. era ora che qualcosa si muovesse in questo senso. ovviamente sarebbe troppo pretendere una mobilitazione in italia, tutto sommato credo che questa situazione ci piaccia al contrario degli amici spagnoli. gli architetti spagnoli, già durante la carriera accademica, hanno la possibilità di poter lavorare poichè la didattica lo consente (o corsi al mattino, o al pomeriggio).
    questo fatto non è da sottovalutare, poichè al momento di terminare l’università, un neoarchitetto può vantare già 6 anni di gavetta ed esperienza, evitando così di vedersi pagare 300 euro al mese con la scusa dello stage.
    in spagna questa situazione ha iniziato a manifestarsi nel 2008…da noi va avanti da troppo tempo…

    abbiamo molto da imparare dagli amici spagnoli riguardo alla tutela dei nostri diritti.

    jacopo

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