TIRANA, ARCOBALENO DALL’EST

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Cagliari è stata spesso considerata capitale del Mediterraneo se pur il suo dinamismo architettonico urbanistico sembra restare statico negli anni.

Grandi nomi e grandi progetti sono stati proposti per raggiungere i tanto auspicati obiettivi di integrazione sociale tra il quartiere di Sant’Elia e Cagliari. Concorsi, commissioni, progettazione partecipata, lavori iniziati e mai conclusi hanno da tempo afflitto gli abitanti del quartiere, simbolo del degrado e dell’isolamento prodotto dagli insediamenti di edilizia economica e popolare degli anni ‘70.

Dall’Albania arriva un vento di innovazione, una nuova percezione dell’architettura all’interno delle strategie politiche. La città di Tirana è riletta attraverso una prospettiva originale e coraggiosa da un sindaco che prima di essere un politico è un’artista affermato.

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Dopo anni di caos edilizio, dovuto alla troppo veloce urbanizzazione della capitale, Tirana è oggi investita da un processo di regolazione urbanistica gestito dal quarantacinquenne sindaco Edi Rama. Nonostante il passato dittatoriale e la povertà incombente sulla nazione, il giovane sindaco ha saputo ridare luce al grigiore cittadino.

Primo tra tutti gli interventi è stato l’applicazione del piano del colore. Per rivitalizzare il tedio dei palazzoni comunisti Rama ha pensato ad una nuova superficie colorata. Dal grigio cemento le facciate degli edifici dei quartieri lungo i canali sono state trasformate in una passeggiata verde, gialla e viola con alberi e siepi scolpiti. Un intervento proposto e gestito interamente dal sindaco, mirato soprattutto a creare una nuova percezione collettiva del contesto esistente, invece di iniziare completamente da capo la ricostruzione della città. L’azione decisionale del sindaco rappresenta un processo forzato dall’alto al basso, in quanto la scelta dei colori è stata esclusivamente opera della vena artistica del sindaco. Una scelta attuata senza passare attraverso gli intricati percorsi della burocrazia locale. Decisione che può sembrare antidemocratica ma che invece ha promosso il dialogo e la partecipazione delle comunità nel processo decisionale. Infatti in poche settimane nelle strade, nelle piazze, si è cominciato a discutere sul tipo di colore da usare, sull’immagine della città e su come esporre il lato pubblico delle case e della vita che vi scorre all’interno. Così l’arcobaleno di colori proposto dal sindaco si è esteso a molti altri edifici coinvolgendo nuovi artisti e architetti di fama internazionale.

tratto da Vagabond Journey.com
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La politica scelta dal sindaco Edi mira ad usare l’architettura come mezzo comunicativo per ridurre gli squilibri sociali e aumentare la qualità della vita. L’architettura quindi si veste di una funzione simbolica e politica: gli spazi pubblici delle città sono non solo oggetto di sperimentazioni artistiche ma contribuiscono anche alla creazione di un nuovo modo di fare politica.

tratto da Vagabond Journey.com
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Il piano del colore è stato lo spunto anche per altri interventi di rinnovamento portati avanti da Rama.

Tra questi è presente “ I love to play”, la proposta di creazione di nuovi spazi pubblici da parte del comune. I palazzoni socialisti costruiti su 4 piani distanziano tra loro una ventina di metri. Gli interstizi tra questi blocchi sono stati occupati col tempo abusivamente per usi domestici e quindi tolti alla collettività. La comunità si trovava ad utilizzare come spazi pubblici esclusivamente le infrastrutture cittadine, le strade in cui la maggior parte dei bambini si incontra per giocare.

Il progetto mira a migliorare la qualità di vita di ogni giovane cittadino provvedendo alla creazione di piccoli spazi pubblici all’interno dei singoli quartieri per dare uno spazio sicuro in cui far crescere  le nuove generazioni senza i pericoli delle strade.

La strategia operativa è stata quella di individuare degli spazi adatti alla creazione di mini campi sportivi. Conseguentemente alla scelta del luogo di intervento si è deciso di convertire gli spazi tra i muri dei blocchi socialisti come campi per attività sportive e di aggregazione sociale. La proposta è iniziata dalla piccola scala, da un solo quartiere e questo ha costituito l’esempio guida per tutti gli altri quartieri della capitale.

Accanto al piano del colore e alla creazione di nuovi spazi pubblici, una radicale risistemazione del centro cittadino ha visto la demolizione di milleduecento edifici abusivi sorti durante il periodo post-comunista. Al posto di chioschi, baracche e costruzioni di sussistenza ora si estende un parco verde a due passi da Piazza Skanderbeg.

I palazzi, d’ inconfondibile architettura razionalista, edificati dagli italiani, sono tornati a risplendere. E nuovi palazzi sono sorti, con vetrate e ampie terrazze insieme a locali trendy, café Internet e negozi di lusso. La rinascita è in atto e evidente a tutti.

Il percorso è appena iniziato e i cambiamenti richiesti sono ancora molti ma i primi passi sono sotto gli occhi di tutti. Il rinnovamento non sarebbe potuto iniziare se non dall’alto tramite una presa di posizione decisa e in apparenza anti-democratica. In situazioni di caos edilizio e di squilibrio sociale l’esempio dato  autoritariamente dall’alto può scatenare la reazione dal basso e quindi coinvolgere la popolazione nella voglia di rinnovamento. La percezione della città può essere così trasformata e i progetti di riqualificazione visti con favore anche da parte dei ceti più bassi.


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4 thoughts on “TIRANA, ARCOBALENO DALL’EST

  1. Interessante.
    Il confine tra ció che é un intervento di partecipazione e quello di un intervento “calato dall’alto” é sempre molto labile…sopratutto in questo caso in cui l’intervento é minimale in un certo senso, di facciata (nel vero senso della parola). Operazioni di questo tipo dimostrano che spesso non é necessario distruggere e ricostruire per ottenere dei buoni risultati e riqualificare.
    La domanda nasce spontanea (come diceva Lubrano) qual’é il limite tra l’imposizione del gesto architettonico e la partecipazione e accettazione dell’opinione pubblica.

    Sempre a proposito di interventi di riaqualificazione rimando alla lettura di PLUS+, libro interessante degli architetti Lacaton e Vassal che affrontano il tema della riqualificazione di alcuni edifici di residenza sociale degli anni 70 in Francia, attraverso una riadattamento delle tipologie alle nuove necessitá odierne.
    “‘No derribar nunca, no restar ni reemplazar nunca, sino añadir, transformar y reutilizar siempre”
    (non demolire mai, non sottrarre ne sostituire, ma aggiungere, trasformare e riutilizzare sempre) questo il motto della strategia.

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