Gonçalo Byrne e le Pousadas, interventi di architettura turistica in Portogallo


Uno degli esempi più accattivanti di quella che possiamo definire “architettura turistica portoghese” è offerto dalle pousadas, termine che deriva dal verbo pousar che significa fermarsi, e quindi fare una pausa e godere delle bellezze naturali e storiche che il paesaggio circostante offre.

 Le pousadas nascono in Portogallo alla fine degli anni ’30 e sono edifici di un certo valore storico che, mediante una serie di interventi vengono adibiti ad alberghi. I primi esempi sono di piccole dimensioni, spesso sono antiche case con al massimo una decina di stanze, nei quali il concetto fondamentale è quello di creare un luogo nel quale il turista si possa riposare e possa usufruire di tutte le comodità che in certi casi il paese e in altri il paesaggio possa offrirgli, senza perdere mai quell’atmosfera familiare e intima tipica di una casa. Questo è il carattere peculiare di tutte le pousadas anche quando, a partire dagli anni ’70, le loro dimensioni aumentano per assumere l’aspetto di un albergo moderno, con ovviamente tutte le comodità richieste da un struttura alberghiera situata lontano dalla città e immersa in un paesaggio incontaminato: un luogo di totale relax. I varie esempi sono dei veri e propri interventi sul patrimonio, attenti a valorizzare l’edificio senza cancellarne l’identità e la memoria, pur prevedendo per il un nuovo utilizzo totalmente differente da quello iniziale (molte pousadas nascono infatti come castelli o monasteri). Queste operazioni sono sempre state fatte cercando di creare un ambiente nel quale l’antico e il moderno riuscissero a convivere, senza che il secondo predominasse sul primo, sottraendogli il ruolo da protagonista che da secoli lo caratterizzava all’interno di quel territorio; ed è proprio per questo che molti degli ampliamenti sono “nascosti”, sfruttando al massimo l’andamento del terreno, o comunque quasi sempre posti in secondo piano rispetto al monumento principale. Le pousadas rappresentano quindi un’offerta turistica varia e di livello, e sono, in effetti, un insieme di monumenti sempre di proprietà dello Stato ma gestiti in maniera privata, da parte dell’ENATUR (un’organizzazione necessaria per migliorare al massimo la gestione e permettere ai clienti di usufruire di un servizio adeguato pur rimanendo immersi in un mondo ben distante dalla caotica vita cittadina)

Percorrendo l’intero Portogallo si possono incontrare vari interventi che portano la firma di grandi architetti della storia portoghese contemporanea e notiamo come i diversi progettisti affrontano il problema del restauro e del riutilizzo degli antichi monumenti, accostandoli a corpi nuovi caratterizzati da un’architettura ovviamente contemporanea. Tra essi si possono ricordare Fernando Tavora (pousada de Santa Marinha da Costa a Guimaraes), João Luis Carrilho da Graça (pousada de Flor da Rosa a Crato), Eduardo Souto de Moura (pousada de Santa Maria Bouro ad Amares) e Gonçalo Byrne. Di particolare interesse sono due progetti che quest’ultimo architetto ha esposto durante la seconda edizione del Festarch di Cagliari.

Il primo riguarda la pousada de Estoi (Faro, Algarve), un’antica villa della fine del ‘700 abbandonata negli ultimi decenni del XX secolo e di dimensioni troppo piccole per poter ospitare una pousada.

Il principale problema da risolvere fu quello di trovare un intervento corretto (anche se il concetto di corretto è del tutto relativo), cercando di rinforzare in maniera chiara la centralità della villa e di mantenerne il ruolo principale all’interno del progetto. L’intervento di Gonçalo Byrne consiste nel creare all’interno della villa antica le stanze comuni, nel progettare un nuovo corpo dove verranno ospitate tutte le camere da letto, nel creare una piccola SPA (come collegamento tra il corpo nuovo e quello vecchio) en chiaramente, nel risistemare tutti i giardini intorno alla villa con l’aiuto di un architetto paesaggista. Il nuovo corpo delle stanze è quasi invisibile dall’esterno: è costituito da tre piani sfalsati, in modo che ogni tetto presenti delle piattaforme che simbolicamente rappresentino il prolungamento dei giardini situati di fronte alla villa. Per lasciare il ruolo da protagonista alla villa Gonçalo Byrne decide quindi di “nascondere” il nuovo corpo, sfruttando il declivio del terreno, in modo da non alterare la vista e il paesaggio circostante.

Il secondo intervento riguarda la pousada de S.Teotonio (Viseu), un ospedale costruito nella prima metà del XIX secolo, ormai vuoto e dimesso da una decina d’anni.

L’edificio è a forma di cubo, strutturalmente in buone condizioni, costruito con delle spesse pareti in granito. Il piano terra è stato riorganizzato per ospitare gli spazi comuni, la corte centrale infatti diventa lo spazio principale dell’edificio coperta da un grande lucernario. Gli elementi di collegamento verticale vengono posti agli angoli della struttura e conducono al piano superiore e alle terrazze, dove sono poste le stanze e una piccola SPA, necessaria per offrire ai clienti un ulteriore momento di relax. E’ quindi un intervento che esteriormente lascia l’edificio quasi totalmente inalterato, pur avendo totalmente mutato la sua funzione interna.

Questi sono solo alcuni esempi che possono essere importanti per capire come si possa sfruttare al meglio il patrimonio esistente senza intervenire in maniera violenta sul paesaggio, anzi valorizzandolo in modo da approfittare e sviluppare le grandi risorse che la nostra terra ci offre, risorse che spesso sono ancora tutte da scoprire.

Guarda l’intervento di Gonçalo Byrne al Festarch 2008

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