TIRANA, ARCOBALENO DALL’EST
Cagliari è stata spesso considerata capitale del Mediterraneo se pur il suo dinamismo architettonico urbanistico sembra restare statico negli anni.
Grandi nomi e grandi progetti sono stati proposti per raggiungere i tanto auspicati obiettivi di integrazione sociale tra il quartiere di Sant’Elia e Cagliari. Concorsi, commissioni, progettazione partecipata, lavori iniziati e mai conclusi hanno da tempo afflitto gli abitanti del quartiere, simbolo del degrado e dell’isolamento prodotto dagli insediamenti di edilizia economica e popolare degli anni ‘70.
Dall’Albania arriva un vento di innovazione, una nuova percezione dell’architettura all’interno delle strategie politiche. La città di Tirana è riletta attraverso una prospettiva originale e coraggiosa da un sindaco che prima di essere un politico è un’artista affermato.

Vagabond Journey.com
Dopo anni di caos edilizio, dovuto alla troppo veloce urbanizzazione della capitale, Tirana è oggi investita da un processo di regolazione urbanistica gestito dal quarantacinquenne sindaco Edi Rama. Nonostante il passato dittatoriale e la povertà incombente sulla nazione, il giovane sindaco ha saputo ridare luce al grigiore cittadino.
Primo tra tutti gli interventi è stato l’applicazione del piano del colore. Per rivitalizzare il tedio dei palazzoni comunisti Rama ha pensato ad una nuova superficie colorata. Dal grigio cemento le facciate degli edifici dei quartieri lungo i canali sono state trasformate in una passeggiata verde, gialla e viola con alberi e siepi scolpiti. Un intervento proposto e gestito interamente dal sindaco, mirato soprattutto a creare una nuova percezione collettiva del contesto esistente, invece di iniziare completamente da capo la ricostruzione della città. L’azione decisionale del sindaco rappresenta un processo forzato dall’alto al basso, in quanto la scelta dei colori è stata esclusivamente opera della vena artistica del sindaco. Una scelta attuata senza passare attraverso gli intricati percorsi della burocrazia locale. Decisione che può sembrare antidemocratica ma che invece ha promosso il dialogo e la partecipazione delle comunità nel processo decisionale. Infatti in poche settimane nelle strade, nelle piazze, si è cominciato a discutere sul tipo di colore da usare, sull’immagine della città e su come esporre il lato pubblico delle case e della vita che vi scorre all’interno. Così l’arcobaleno di colori proposto dal sindaco si è esteso a molti altri edifici coinvolgendo nuovi artisti e architetti di fama internazionale.

tratto da Vagabond Journey.com
La politica scelta dal sindaco Edi mira ad usare l’architettura come mezzo comunicativo per ridurre gli squilibri sociali e aumentare la qualità della vita. L’architettura quindi si veste di una funzione simbolica e politica: gli spazi pubblici delle città sono non solo oggetto di sperimentazioni artistiche ma contribuiscono anche alla creazione di un nuovo modo di fare politica.

tratto da Vagabond Journey.com
Il piano del colore è stato lo spunto anche per altri interventi di rinnovamento portati avanti da Rama.
Tra questi è presente “ I love to play”, la proposta di creazione di nuovi spazi pubblici da parte del comune. I palazzoni socialisti costruiti su 4 piani distanziano tra loro una ventina di metri. Gli interstizi tra questi blocchi sono stati occupati col tempo abusivamente per usi domestici e quindi tolti alla collettività. La comunità si trovava ad utilizzare come spazi pubblici esclusivamente le infrastrutture cittadine, le strade in cui la maggior parte dei bambini si incontra per giocare.
Il progetto mira a migliorare la qualità di vita di ogni giovane cittadino provvedendo alla creazione di piccoli spazi pubblici all’interno dei singoli quartieri per dare uno spazio sicuro in cui far crescere le nuove generazioni senza i pericoli delle strade.
La strategia operativa è stata quella di individuare degli spazi adatti alla creazione di mini campi sportivi. Conseguentemente alla scelta del luogo di intervento si è deciso di convertire gli spazi tra i muri dei blocchi socialisti come campi per attività sportive e di aggregazione sociale. La proposta è iniziata dalla piccola scala, da un solo quartiere e questo ha costituito l’esempio guida per tutti gli altri quartieri della capitale.
Accanto al piano del colore e alla creazione di nuovi spazi pubblici, una radicale risistemazione del centro cittadino ha visto la demolizione di milleduecento edifici abusivi sorti durante il periodo post-comunista. Al posto di chioschi, baracche e costruzioni di sussistenza ora si estende un parco verde a due passi da Piazza Skanderbeg.
I palazzi, d’ inconfondibile architettura razionalista, edificati dagli italiani, sono tornati a risplendere. E nuovi palazzi sono sorti, con vetrate e ampie terrazze insieme a locali trendy, café Internet e negozi di lusso. La rinascita è in atto e evidente a tutti.
Il percorso è appena iniziato e i cambiamenti richiesti sono ancora molti ma i primi passi sono sotto gli occhi di tutti. Il rinnovamento non sarebbe potuto iniziare se non dall’alto tramite una presa di posizione decisa e in apparenza anti-democratica. In situazioni di caos edilizio e di squilibrio sociale l’esempio dato autoritariamente dall’alto può scatenare la reazione dal basso e quindi coinvolgere la popolazione nella voglia di rinnovamento. La percezione della città può essere così trasformata e i progetti di riqualificazione visti con favore anche da parte dei ceti più bassi.
2 comments Settembre 24, 2009
WILFING ARCHITETTURA

Il blog WILFING ARCHITETTURA intervista i fondatori di Sardarch all’interno di una ampia indagine tra i blog di architettura italiani che per tutta l’estate mira a costruire “un racconto blog, con il suo linguaggio e la sua profondità leggibile anche attraverso i commenti”.
Per realizzare questo lungo e interessante racconto Salvatore D’Agostino ha mandato una mail ai circa 170 blog dedicati all’architettura (l’0.13% dei 130.000 architetti in Italia, cifre che dovrebbero fare riflettere) ponendogli due domande:
* Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
* Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Domande che ricalcano la banalità delle semplici contrapposizioni critiche degl’ultimi anni. Archistar o archipop?
BUONA LETTURA
0047 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Sardarch
Alvaro Siza, Hosoya Schaefer architects, Richard Rogers e Santiago Cirugeda
Add comment Settembre 18, 2009
INTERVISTA DOPPIA SANNA/MACIOCCO – Facoltà sarde a confronto

Le facoltà di architettura sarde stanno affrontando negli ultimi mesi dei passaggi importanti della loro ancora giovane storia.
Cagliari ha deciso di affidare per i prossimi anni la presidenza della facoltà ad Antonello Sanna, già direttore del Dipartimento di Architettura.
Alghero continua a dare fiducia a Giovanni Maciocco, il preside che ha fortemente voluto portare “Architettura” in Sardegna e che quest’anno ha visto la sua facoltà valutata dal Censis al primo posto tra le facoltà di Architettura italiane.
Prima dell’inizio del nuovo anno accademico abbiamo voluto interrogare i due presidi sulla loro visione dell’università e del mondo dell’architettura isolano. Coscienti del differente ruolo che Maciocco e Sanna hanno all’interno delle rispettive facoltà pensiamo che questa intervista doppia possa portare spunti di riflessione interessanti.
Part 1
- Quando è nata la vostra facoltà di architettura?
- Quanti studenti sono iscritti alla vostra facoltà?
- Perché è nata la facoltà di architettura e quali sono state le difficoltà più grandi incontrate?
- Come valuta la vostra organizzazione universitaria e di cosa andate fieri?
- Come si insegna l’architettura ai giorni nostri?
Part 2
- Quale ritiene essere il livello dei vostri laureati e in base a cosa lo valuta?
- Crede che esista o possa esistere una scuola di architettura legata alla vostra facoltà?
- E una scuola di architettura sarda?
- Come si immagina la vostra facoltà se potesse organizzarla senza tenere in conto le questioni economiche?
Part 3
- Cosa pensa di tirocini ed esperienze lavorative in periodo universitario?
- Qual è il rapporto tra la vostra facoltà di architettura e il mondo del lavoro isolano?
- In che modo come preside pensa di poter sopperire alla carenza di strutture della vostra facoltà?
- Tre architetti che vorrebbe invitare alla vostra scuola
Part 4
- Prospettive per il futuro
- Per concludere, una frase per i suoi studenti
Add comment Settembre 1, 2009
CONCORSO FIERA INTERNAZIONALE DELLA SARDEGNA (Cagliari)
La connessione urbana tra il porto della città di Cagliari con l’area del Poetto,. è stata negli ultimi anni al centro di tante proposte progettuali, che sfortunatamente non hanno ancora visto una concreta realizzazione e di conseguenza un reale impatto sulla città.
Solo per ricordane alcuni il Cagliari waterfront (studio De Eccher) , il progetto del quartiere Sant’Elia (O.M.A.), la piazza sul mare di via Roma e il piano regolatore portuale recentemente approvato.
La fiera come oggetto architettonico si pone al centro di quest’area strategica in grado di generare attraverso il suo programma e le sue dinamiche temporali un ulteriore elemento di connessione urbana, rispecchiando la complessità del rapporto tra progetto architettonico e progetto urbano.
Qui si inserisce la decisione dell’Ente Fiera di bandire un concorso di idee per la sua riqualificazione.
È sempre interessante valutare i risultati di un concorso. Tutti siamo pronti a giudicare non solo la validità dei progetti in campo ma anche l’opportunità delle scelte della giuria. In un concorso di idee poi assume ancora più interesse vedere come più o meno rinomati progettisti hanno trovato soluzioni a un dato problema, in particolare quando tocca parti cruciali del territorio.
È quello che è successo negli scorsi anni con i concorsi di idee per la riqualificazione del largo Carlo Felice e delle 8 borgate marine di Costeras, ed è quello che succede oggi con i progetti per la riqualificazione del quartiere fieristico dell’azienda speciale Fiera Internazionale della Sardegna”.
Anche in questo caso i grossi studi si spartiscono i piatti più lauti, forti della loro esperienza sul campo, ma si mettono orgogliosamente in evidenza anche alcuni giovani progettisti che proprio nei concorsi di idee hanno la possibilità di dimostrare il proprio valore.
1° classificato
- MIJIC ARCHITECTS, EDUARD MIJIC, FABIO FERRINI, EMANUELE FILANTI, MICHELE GIACOBBI, LUCA MORANTI, ROBERTA MORELLI, LORENZO PESARESI – Rimini
- STUDIO PROFESSIONISTI ASSOCIATI S.r.l., ALDO VANINI, CARLO CAREDDA, MASSIMO FAIFERRI, PAOLO ASSIERO BRA’, LINO CABRAS, PAULINA HERRERA LETELIER, MICHELE MAMELI, MARCELLO PIGA, GIANCARLO MOI – Cagliari
3° classificato
- FRANCO BERNARDINI , ALESSANDRO FAUSTI, LUCA LAZZAROTTO, SUSANNA PIERINI – Roma
Menzione speciale
- STUDIO DI ARCHITETTURA LAI SEQUI, ANDREA CASCIU, MARIO CASCIU, MICHELE CASCIU, MICHELA DEIDDA, GIAMPAOLO LAI, PAOLA MURA, FRANCESCA RANGO, GIORGIA SCHIRRU, GIANFRANCO SEQUI – Cagliari
- ILARIA ATTUONI, ROBERTO ARIU, ANDREA BERTASSI (XCOOP), PHILIPPE BRAUN(XCOOP), ROSSANA GALANTI, CRISTINA MURPHY(XCOOP), MARIA LAURA ORRU’(XCOOP), LUCA VALLEBONA , DAVIDE COSSU - Cagliari *
- FRANCESCO ZUDDAS, SABRINA PUDDU, NICOLA SALIS, BRUNO FRANCO FERREIRA – Cagliari
*la partecipazione al progetto è sottoscritta da singoli professionisti indipendentemente da qualsiasi gruppo di apparteneza.
Add comment Luglio 18, 2009
CONCORSO FIERA INTERNAZIONALE DELLA SARDEGNA (Cagliari): la parola ai progettisti
Abbiamo deciso di intervistare i partecipanti (vincitori e menzionati) su alcuni aspetti che ci son parsi importanti del progetto, chiedendo loro di rispondere a 3 domande:
- In poche parole quali sono le caratteristiche salienti del vostro progetto?
[SPA] Il tentativo di cogliere l’occasione fornita dal ripensamento di un luogo dalle funzioni complesse, come una fiera espositiva, per connettere il fronte portuale, in una delle parti più ricche di potenziale, con l’entroterra urbano. Era fondamentale, in questa direzione, non pensare a una estensione verso l’interno del già vasto specchio acqueo destinato all’ormeggio, quanto ad un canale che estendesse in senso marinaro le funzioni espositive, cultirali e sportive della fiera.
[FB] Siamo partiti da una suggestione poetica: la rappresentazione dell’edificio/Fiera come immagine simbolica della Sardegna, con l’ingresso principale che si specchia nell’acqua e con l’accesso che avviene attraverso un “ponte”, metafora della funzione che svolge la Fiera nei confronti della comunità sarda, quella di collegamento con le reti internazionali del commercio, della cultura, della società.
[ZP] La proposta si basa sul ripensamento della Fiera come ‘Quartiere’, ovvero una parte della città in mutuo scambio con le altre aree urbane. Da un punto di vista spaziale il ripensamento del programma e del recinto si materializzano in una scomposizione del quartiere fieristico in isolati ciascuno dei quali ospita una funzione prevalente che è però sempre messa in relazione con una porzione pubblicamente accessibile a prescindere dalla manifestazione in atto. La definizione degli isolati è permessa da un diagramma base costituito da un corridoio e da dei percorsi trasversali che nascono dal prolungamento della maglia urbana a nord della fiera
[IX]
a)L’obiettivo del progetto è di offrire alla fiera un ruolo positivo di intermediazione con l’urbanità ed il territorio. L’idea che associamo ad essa è legata all’uso multifunzionale degli spazi, spazi flessibili e capaci di diventare contenitore non solo per gli eventi tradizionali già associati ad essa ma anche per eventi che si svolgano durante tutto l’arco dell’ anno. La fiera, in questo modo, potrebbe, oltre a restituire nuovi spazi per la città, diventare un forte catalizzatore turistico.
b) Per rendere Cagliari una citta’ sostenibile ed all’altezza delle proprie ambizioni di Capitale del Mediterraneo, prima ancora che pensare a nuovi progetti, e’ necessario utilizzare in modo intelligente cio’ che gia’ esiste. L’obiettivo del progetto è di offrire alla fiera un ruolo positivo di intermediazione con l’urbanità e il territorio, attualmente essa appare come un organismo totalmente isolato rispetto al contesto, alla città e all’acqua; accentuata dalla forte presenza delle infrastrutture che ne delimitano il perimetro. Nel progetto questi obiettivi si traducono in una ridefinizione un tratto dell’Asse Mediano come boulevard, che pur mantenendo lo scorrimento veloce si arricchisce di nuove esperienze per chi lo percorre: la Fiera si apre infatti ad una fruizione completamente nuova, esponendo attraverso lunghe vetrate le proprie attivita’ a chi passa in velocita’. Al contempo le nuove strutture fieristiche agiscono da protezione (soprattutto acustica) per le aree circostanti, mediando fra zone costruite e le aree piu’ prossime al mare.

Ilaria Attuoni, Roberto Ariu, Andrea Bertassi, Philippe Braun, Rossana Galanti, Cristina Murphy, Maria Laura Orru', Luca Vallebona, Davide Cossu.
- qual è l’aspetto del progetto che vi ha creato maggiori difficoltà? perchè?
[SPA] In primo luogo, governare un’area di dimensioni tanto vaste senza che andasse perduto il potenziale rappresentato dal grande spazio aperto. In secondo luogo offrire un’ immagine fortemente caratterizzata del complesso dall’importantissimo punto di vista di chi giunge a Cagliari dal mare o dal corridoio di avvicinamento dell’aeroporto.
[FB] Direi che nessun aspetto del concorso ci ha posto particolari difficoltà. Il bando è stato compilato in modo chiaro ed esaustivo, gli obbiettivi del concorso erano espliciti.L’avere una serie di “paletti” all’inizio della progettazione è di grande aiuto, perchè in qualche modo rappresentano una prima fase del progetto da cui attingere idee e consente di partire da alcuni punti fermi.Noi siamo orgogliosi di essere stati selezionati al terzo posto, perchè riteniamo che il nostro progetto risponda in modo esaustivo a tutte le richieste contenute nel bando di concorso, senza “esondare” dai limiti imposti da quest’ultimo.
[ZP] Un aspetto non convincente dell’impostazione del bando riguardava l’insistenza su alcuni elementi di ‘dettaglio’ che abbiamo ritenuto di secondaria importanza rispetto al tema generale di concorso. Come accennato, per noi il fine ultimo era quello di riflettere sulla Fiera come elemento urbano. Ciò non significa non considerarne gli aspetti più strettamente architettonici ma, piuttosto, si basa su una particolare accezione di ‘progetto urbano’ quale frutto di un continuo salto di scala basato sui concetti e gli strumenti dell’architettura. Il nostro interesse a definire un ‘diagramma’ per la Fiera ha inevitabilmente portato a non sviluppare gli aspetti materici e più di dettaglio. Tuttavia, pensiamo che ciò possa avvenire in una fase successiva della progettazione.
[IX]
a)L’aspetto del progetto che ci ha creato maggiori difficoltà crediamo che non sia legato esclusivamente al processo progettuale che abbiamo seguito, quanto agli eventi che seguiranno la conclusione del concorso. Ci auspichiamo che gli enti possano raggiungere presto un accordo in modo tale da formare un gruppo di lavoro che possa adoperarsi per sviluppare e concretizzare le idee avanzate nei progetti presentati al concorso.
b) Quando si affronta un progetto in Italia la cosa piu’ difficile e’ la consapevolezza che ogni gesto progettuale, per valido che sia, ha una probabilita’ minima di essere tradotto in realta’. Purtroppo. Specialmente quando si tratta di progetti di un certo interesse pubblico, il processo si complica incredibilmente e interviene una serie di variabili “parassita” che in modi diversi influenzano il corso naturale delle cose. Prevedere queste variabili, manipolarle e cercare di usarle per trasformare in meglio un pezzo di citta’ e’ un esercizio difficile ma molto divertente: il progettista si misura dunque con competenze che vanno ben oltre il mero design. Questo fa dell’Italia l’unico posto al mondo in cui sia preferibile ricevere una menzione speciale piuttosto che vincere un concorso. A livello puramente progettuale, la sfida piu’ grande era ovviamente la trasformazione della fiera, con le sue necessita’ cosi specifiche, in uno strumento “urbano” attraverso cui riattivare il potenziale di una parte di Cagliari e contribuire ad una ridefinizione identitaria di tutta la citta’. Cagliari ha virtualmente a disposizione un capitale ambientale e paesaggistico enorme di cui il piu’ delle volte sembra inconsapevole: riconfigurare lo spazio tenendone conto e’ assolutamente necessario per evitare di lasciare soltanto a pochissimi l’esperienza di nuovi punti di vista. Raramente ci e’ capitato, lavorando in altre parti del mondo, di confrontarci con una tale abbondanza di stimoli da rendere difficile l’assegnazione delle priorita’.
- quale è la cosa più importante quando si affronta un concorso di idee del genere?
[SPA] Riuscire a costruire un programma complesso e adeguato al tema proposto, che consenta gli ulteriori approfondimenti e alternative che si rendessero necessari in una eventuale fase progettuale successiva, tanto sul piano funzionale che su quello formale.
[FB] È difficile rispondere a questa domanda perchè nelle esperienze precedenti non sempre siamo riusciti a centrare gli obbiettivi che ci eravamo prefissati. Direi che la composizione multidisciplinare del gruppo di progettazione è fondamentale in quanto le problematiche da affrontare spaziano dalla grande alla piccola scala, dagli aspetti costruttivi a quelli economici, dalla sostenibilità ambientale alla qualità architettonica, senza trascurare l’importanza della comunicazione visiva affidata ai rendering e alla composizione grafica delle tavole di concorso.
[ZP] Un concorso di idee dovrebbe essere innanzitutto un modo di fare ricerca attraverso il progetto. Ciò comporta due aspetti in particolare. Il primo consiste nel mettere in discussione quanto proposto dal bando di concorso, non con semplice finalità polemica ma con la convinzione che spingersi oltre gli inevitabili limiti delle richieste del bando sia fondamentale per creare dibattito. In secondo luogo, un concorso di idee è l’opportunità di sperimentare con il medium di rappresentazione. Per scelta abbiamo evitato il ricorso ai rendering realistici – pur consapevoli della loro importanza strategica per aver speranze di vittoria – ritenendo opportuno, e più stimolante, presentare le nostre idee attraverso diverse rappresentazioni grafiche.
[IX]
a) Siamo dell’idea che un buon progetto nasca sempre da un forte dibattito. Quando il team è numeroso i temi da dibattere diventano sempre più interessanti e portare avanti un’idea piuttosto che un’altra è indubbiamente il frutto di molte discussioni.Investigare le tematiche legate al territorio, avere una visione più ampia e complessa di esso è, indubbiamente, lo strumento più adeguato per comprendere meglio l’area su cui si interviene. Molto spesso i nostri progetti sono ambiziosi, parte del team ha già lavorato su progetti del waterfront cagliaritano cito ad esempio un’ altra menzione al premio del paesaggio per la riqualificazione di uno spazio aperto a Bonaria, il progetto per il padiglione Nervi ipotizzato come nodo d’interscambio per una mobilità alternativa su acqua sfruttando i canali navigabili, tesi avanzata nel 2001, infine il progetto per la ristrutturazione della darsena di Cagliari. I concorsi d’idee sono sempre uno strumento importante di dialogo ma diventano ancora più efficaci nel momento in cui sono capaci di concretizzare l’idea.
b) Un concorso di idee -lo dice la parola stessa- nasce perche’ si sta cercando una visione, un’invenzione che sappia dare risposta ad una serie di problemi. Avere l’idea migliore, in questo caso, significa innanzitutto porsi le giuste domande prima ancora che cercare delle risposte. Definire l’ambito in cui si opera, stabilire le ambizioni per ogni disciplina coinvolta sono necessariamente le prime inevitabili mosse. Una volta fissate queste poche cose, tutto il resto consegue in modo piu’ o meno lineare, esplorando quante piu’ soluzioni alle questioni preventivamente stabilite, per giungere, attraverso un processo di sottrazione, alla formulazione della proposta progettuale. Partendo dal principio che un’idea, per essere utile, deve potere essere realizzata e migliorare cosi le condizioni di chi la vivra’, la sua fattibilita’ diventa una componente irrinunciabile. Nel contesto italiano c’e’ una lunga tradizione di promesse tradite, in cui dopo le buone intenzioni e le promesse elettorali i progetti finiscono in un cassetto. La forza di un’idea puo’ sopravvivere alla mediocrita’ di una classe dirigente immobile, affidando alle nuove generazioni la speranza di un cambiamento.

Ilaria Attuoni, Roberto Ariu, Andrea Bertassi, Philippe Braun, Rossana Galanti, Cristina Murphy, Maria Laura Orru', Luca Vallebona, Davide Cossu.
[SPA] = STUDIO PROFESSIONISTI ASSOCIATI S.r.l. – Cagliari
[MA] = MIJIC ARCHITECTS – Rimini
[FB] = FRANCO BERNARDINI , ALESSANDRO FAUSTI, LUCA LAZZAROTTO, SUSANNA PIERINI -Roma
[SL] = STUDIO DI ARCHITETTURA LAI SEQUI – Cagliari
[IX] = a) ILARIA ATTUONI, ROBERTO ARIU, LUCA VALLEBONA, b) CRISTINA MURPHY(XCOOP) , MARIA LAURA ORRU’ (XCOOP), ANDREA BERTASSI (XCOOP), – Cagliari
[ZP] = FRANCESCO ZUDDAS, SABRINA PUDDU, NICOLA SALIS, BRUNO FRANCO FERREIRA – Cagliari
Add comment Luglio 18, 2009
Facoltà di architettura di Cagliari, nuovo preside
Il 25 giugno la più giovane facoltà dell’ateneo cagliaritano ha eletto il suo nuovo preside: è Antonello Sanna, già direttore del Dipartimento di Architettura ed ex presidente del corso di laurea in Ingegneria Edile. Una scelta di sicura continuità rispetto all’operato del professor Carlo Aymerich, primo storico preside della facoltà di Architettura di Cagliari, e che ha visto il Consiglio di facoltà compatto nella votazione finale (a eccezione di tre astenuti).

Antonello Sanna, professore ordinario di Architettura Tecnica è il nuovo Preside della Facoltà di Architettura di Cagliari
Nei giorni precedenti all’elezione si erano però fatte insistenti le voci che davano il professor Antonio Tramontin come più papabile successore di Aymerich alla guida della facoltà di architettura cagliaritana.
Sanna e Tramontin, due visioni differenti, forse complementari o forse inconciliabili dell’architettura. Un confronto già profondamente radicato nella facoltà di ingegneria, e che proprio nel cortile della facoltà di Piazza d’Armi vede da alcuni anni le opere dei due progettisti fronteggiarsi a pochi metri di distanza: da una parte l’estro tecnologico dell’Aula magna, travagliata opera dello studio di Tramontin, incastonata nell’edificio di Mandolesi che oggi ospita il DIGITA, e dall’altra il volume razionale del Padiglione alfa, ad opera del dipartimento di architettura guidato da Sanna.

Padiglione alfa della facoltà di Ingegneria di Cagliari, progetto del dipartimento di Architettura dell'Università di Cagliari
Siamo sicuri che il risultato eccellente della facoltà algherese sarà uno sprone per il nuovo preside, che salirà in carica dall’ottobre prossimo, e al quale facciamo i più sentiti auguri di buon lavoro.
Add comment Giugno 30, 2009
Facoltà di Architettura di Alghero 1° in Italia
La facoltà di architettura di Alghero, raggiunge quest’anno un risultato strepitoso, secondo l’indagine CENSIS-Repubblica 2009 sull’università, è la prima classificata tra le facoltà di architettura d’Italia. Un successo che fa ben sperare per il futuro dell’architettura nell’ isola, poichè alla base del rilancio architettonico e culturale, si deve sempre partire dalla didattica e dall’insegnamento.
Un risultato che è incoraggiamento per l’altrettanto giovane facoltà cagliaritana, a perseguire un percorso che la potrebbe portare ad affermarsi e ricoprire un ruolo importante nell’ambito nazionale.
Nonostante la sua giovane età e la “sfavorevole” posizione geografica, la facoltà di Alghero è riuscita e guadagnarsi un posto di rilievo nell’ambito universitario italiano e internazionale.
Un successo che si può sintetizzare nella conclusione dell’articolo riportato nel sito della facoltà ” Un risultato che parte dalla convinzione che una buona scuola pubblica è possibile, ma occorre investire nella didattica, costruire un rapporto forte con il territorio e nello stesso tempo realizzare un ambiente internazionale, seguire il percorso formativo di ciascuno studente, legare didattica e ricerca, imparare da chi è più bravo di noi, mettere in discussione i vecchi modi di insegnare, aprirsi alla collaborazione con il mondo esterno, costruire una vera comunità di apprendimento.”
6 comments Giugno 25, 2009
La Grande piazza sul mare. Via Roma tra parcheggi, tunnel e metropolitane.
È sempre importante la partecipazione dei cittadini alle scelte della città, ma questa partecipazione deve essere consapevole e deve basarsi sulla conoscenza di quello che succede nelle città. Per questo ci complimentiamo con chi ha voluto organizzare l’incontro per parlare del progetto della piazza per via Roma: i cittadini di Cagliari hanno bisogno di riprendere a parlare e discutere sui progetti e sulla idea di città che si sta portando avanti. Finalmente.
Il progetto è ambizioso perché interviene sulla facciata di rappresentanza della città, quella con cui Cagliari si presenta nelle cartoline e a chi arriva via mare, e vuole rendere centrale e pedonale questo spazio urbano.
Nel progetto presentato in un incontro incredibilmente affollato di tecnici, politici e semplici curiosi (ulteriore dimostrazione che quando si creano occasioni per parlare di architettura e urbanistica i cagliaritani sono sempre molto interessati), si riscontrano però alcune gravi lacune e mancanze, mostrando come l’idea di città proposta per Cagliari dall’amministrazione comunale sia portata avanti in modo discutibile e poco professionale.
È lodevole la volontà di recuperare la terrazza di Cagliari liberandola di gran parte delle auto che oggi la invadono, ma purtroppo questa forte opzione per la pedonalizzazione non si inserisce in un progetto definito di valorizzazione e potenziamento del trasporto pubblico locale, ma solo in un piano di mobilità che continua a considerare l’automobile come protagonista con un proliferare di parcheggi in tutto il centro storico.
Il progetto architettonico per la grande piazza pedonale ancora non c’è, si rinvia a un futuro concorso internazionale (probabilmente poco appetibile per i grossi nomi dell’architettura dopo le recenti scottature di Hadid, da Rocha, de Moura, etc), ma c’è la decisione di costruire un parcheggio sotterraneo per 500 posti auto e di realizzare finalmente il tunnel sotto via Roma proposto negli anni ‘80.
Manca la definizione delle tempistiche degli interventi. La realizzazione della nuova piazza sembra inserita in un sistema più ampio riferito alla mobilità, escludendo però tutte le altre risorse che in una città complessa e sostenibile come Cagliari devono lavorare in rete. Si parla, ad esempio, contemporaneamente dei tracciati della metropolitana leggera, della metropolitana pesante e dei parcheggi di scambio senza prendere in considerazione nessuno step temporale della loro realizzazione che possa aiutare a gerarchizzare gli interventi previsti.
Nel descrivere il progetto non si è fatto alcun cenno al Piano Regolatore Portuale, preadottato dall’Autorità Portuale a maggio 2007 e in attesa di approvazione, che per la zona antistante via Roma prevede una volontà di collegamento con la città storica e un importante mutamento funzionale, destinando quelle darsene alla nautica da diporto in transito e ai grandi yachts con i relativi servizi. È scoraggiante vedere come l’amministrazione, nei fatti, non riesca ad andare oltre le proprie mere competenze territoriali, sforzandosi di creare collaborazioni e sinergie con altre istituzioni per conseguire il miglior risultato possibile per la città.
A parole sembra che tutti i politici individuino come fondamentale ragionare sulla visione d’insieme di tutta l’area vasta, ma sono dichiarazioni freddamente smentite dai fatti che non hanno visto Cagliari in prima linea per essere inserita tra le 9 città metropolitane recentemente istituite con il decreto sul federalismo.
Venendo infine ai destinatari di questo ambizioso progetto sottolineiamo i dubbi del rettore Pasquale Mistretta che intercetta la ambiguità su chi dovrà fruire della grande piazza sul mare, se tutto l’hinterland (come fa pensare lo schema di viabilità con cui è iniziata la presentazione) o solo la città di Cagliari come siamo ancora abituati a pensarla..due opzioni altrettanto valide, ma che comportano precise conseguenze: se il bacino di utenza è di carattere metropolitano risulta sottodimensionato il parcheggio di via Roma, se è di carattere urbano o addirittura rionale occorrerà pensare a quale in effetti è l’utenza che gravita oggi intorno al quartiere della Marina.
Il problema è che pare che in questo progetto non siano state affrontate alcune problematiche importanti e non siano state fatte scelte chiare che consentano a quest’intervento di stare all’interno di un sistema di azioni integrate che siano davvero occasione di crescita per la città di Cagliari.
7 comments Maggio 16, 2009
Osservatorio Internazionale sul progetto e l’architettura contemporanea
Credendo fermamente che il piano della diffusione delle informazioni e della condivisione della conoscenza sia nella società di oggi di fondamentale importanza, e coscenti che il lavoro è tanto più proficuo ed efficace quanto più si giova di collaborazioni e sinergie all’interno di progetti da obiettivi comuni e condivisi, il blog Sardarch decide di ospitare tra le sue pagine l’Osservatorio Internazionale sul progetto e l’architettura contemporanea.
L’Osservatorio è un’iniziativa che parte dalla facoltà di architettura di Cagliari ma che, nei nostri auspici, può essere un’iniziativa importante a carattere regionale, per creare una rete di esperienze legate al mondo dell’architettura dal cui confronto possano beneficiarne tutti (studenti, professionisti, professori, amministratori, semplici curiosi…), e che possa creare relazioni tra le due facoltà di architettura isolane.
L’Osservatorio nasce dal tentativo di raccogliere (e non disperdere) le recenti esperienze di studio, ricerca e lavoro post-laurea di molti studenti formatisi all’interno delle facoltà di ingegneria e architettura sarde col fine di aprire una finestra di dibattito su ciò che accade al di fuori.
Il blog risulta, nell’ambito di una tale operazione, un’importante piattaforma di scambio tra le diverse esperienze, permettendo di delineare un quadro riassuntivo delle competenze finora acquisite nei diversi ambiti disciplinari dell’architettura e dell’urbanismo.
Si invitano perciò a prendere parte all’iniziativa tutti coloro che, avendo svolto dopo la laurea un periodo di studio o lavoro in un’istituzione pubblica o privata estera, ritengano utile presentare la propria esperienza.
Dalle pagine di Sardarch dedicate all’Osservatorio è possibile scaricare una scheda-tipo da compilare riportando i propri dati, il luogo/istituzione estera, il tipo di esperienza (Master, PhD, Stage), e il campo di ricerca. Unitamente a ciò, si chiede di scrivere un breve abstract (500-800 parole max.) che descriva nelle sue linee essenziali i contenuti dell’esperienza all’estero, e che sarà pubblicato su Sardarch.
Gli abstract dovranno essere inviati all’email: osservatoriointernazionale@gmail.com
Add comment Maggio 11, 2009














